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Recensione del film “A STAR IS BORN”

RUBRICA di cinema, CINEMA: MA CHE “PIZZA”!!!, a cura di Domiziana MAGATON

“A STAR IS BORN”

Anno: 2018
Genere: drammatico/musicale.
Regia: Bradley Cooper.
Provenienza: Stati Uniti

Sorvolando sul blu oceanico dei suoi meravigliosi occhi, ero molto curiosa di vedere Bradley Cooper alle prese con la sua prima esperienza come regista e non ne sono rimasta particolarmente colpita ma nemmeno delusa.
In compenso il film riserva delle piacevoli sorprese.
Prima fra tutte: una bravissima Lady Gaga, che solitamente non è in cima alle mie classifiche di gradimento, ma in questo ruolo è così incredibilmente acqua e sapone che è impossibile non restarne affascinati.
E poi l’incontro, del tutto casuale e disinteressato; l’esplosione di un amore travolgente, profondo e indubbiamente sincero; la fusione di due talenti che, insieme, sul palco, raggiungono una sorta di vero e proprio amplesso emotivo, che lo spettatore non può non sentire e non toccare con mano: quello è il momento topico del film dove il cuore batte, e batte forte.
Dopo, tutto si snoda in una lenta ma costante e inesorabile parabola discendente.
E ancora, non solo ma anche, una denuncia, palese e coraggiosa, contro la prepotenza e l’arroganza dello starsystem che dapprima scopre il talento, poi lo costruisce ad arte, quindi lo eleva, lo plasma e lo trasforma a suo esclusivo vantaggio e alla fine lo fagocita, senza pietà, risucchiandolo in un vortice di insicurezza e frastuono, che disorienta e sconcerta; dove più niente è sano e naturale, certo, spontaneo e trasparente.
Dove “più nessuno  vuole ascoltare quello che hai da dire” ma tutti vogliono vedere quello che si aspettano da te.
Ed è allora che nemmeno quell’amore travolgente, profondo e indubbiamente sincero, non basta più.
Sì sì … nasce una stella ma quanto è alto il prezzo da pagare.

Domiziana Magaton vive a Caluso dove è nata l’11 gennaio del 1969. Nel 1989 ha conseguito la maturità scientifica presso il Liceo Piero Martinetti di Caluso. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti dove nell’ottobre del 1995 ha acquisito il diploma in lingua americana rilasciato dall’Università di Princeton (NJ). 
Presso l’Università di Torino ha seguito diversi corsi di storia del cinema e relative discipline ad esso correlate. 
Da quasi vent’anni è impiegata presso Wind, nota azienda di telecomunicazioni. 
Nel tempo libero si dedica alle sue tre grandi passioni: la scrittura (nel settembre del 2016 ha pubblicato il suo primo libro “Di Alice e dintorni”), il cinema e la pallavolo.

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cinema, sociale

IL FARO DELLE ORCHE

RUBRICA di cinema, CINEMA: MA CHE “PIZZA”!!!, a cura di Domiziana MAGATON

“IL FARO DELLE ORCHE”

Genere: drammatico
Anno: 2016
Regia: Gerardo Olivares

In questo film ambientato nella splendida, selvaggia e lontana Patagonia, che mi fa tornare in mente “Il mondo alla fine del mondo” di Sepulveda, il dramma dell’autismo è il motivo da cui, per cui e su cui si snoda l’intera storia; eppure non opprime e non rattrista ma, anzi, per tutta la sua durata, infonde nello spettatore una sorta di alito di speranza cui aggrapparsi, sempre, tanto da aspettarsi e augurarsi un imprevedibile lieto fine. Sarà che ci sono le orche a farla da padrone, sarà che i dialoghi sono semplici e non troppo ricercati, sarà che la fotografia è inevitabilmente mozzafiato ma, forse e più di tutto, sarà che in Sud America la malattia è di certo un dramma ma non il solo da cui è afflitto; sta di fatto che, nonostante la gravità del problema, per altro affrontato in molte delle sue sfaccettature, il film fila via liscio, senza esagerazioni nè sceneggiate e lascia in bocca quel tipico retrogusto agrodolce di quando ci si trova a pensare che: sì avrebbe potuto andar meglio ma se poi ti guardi intorno e non ti perdi d’animo ti rendi conto che avrebbe anche potuto andar molto peggio.
E allora tiri fuori le unghie e decidi che la resa non è un’opzione.

Domiziana Magaton vive a Caluso dove è nata l’11 gennaio del 1969. Nel 1989 ha conseguito la maturità scientifica presso il Liceo Piero Martinetti di Caluso. Ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti dove nell’ottobre del 1995 ha acquisito il diploma in lingua americana rilasciato dall’Università di Princeton (NJ). 
Presso l’Università di Torino ha seguito diversi corsi di storia del cinema e relative discipline ad esso correlate. 
Da quasi vent’anni è impiegata presso Wind, nota azienda di telecomunicazioni. 
Nel tempo libero si dedica alle sue tre grandi passioni: la scrittura (nel settembre del 2016 ha pubblicato il suo primo libro “Di Alice e dintorni”), il cinema e la pallavolo.

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sindacato, sociale

” EFFATA”  (“apriti”) Il  SENSO del SEMINARIO di Bologna

” EFFATA”  (“apriti”)

Il  SENSO del SEMINARIO di Bologna di PERSONE cresciute nei VALORI ORIGINALI della CISL.

DEMOCRAZIA – PLURALISMO – PARTECIPAZIONE

sono stati i segni distintivi degli iscritti, attivisti, militanti e dirigenti della CISL, di tutte le Categorie, di tutti i Territori.
Pensare, parlare, confrontarsi è un esercizio non solo garantito dalla Costituzione Repubblicana e dallo Statuto CISL, ancora vigente, ma è anche la condizione indispensabile per mantenere la DIGNITÀ della propria esistenza e della RESPONSABILITÀ delle proprie SCELTE.

Dalla segreteria BONANNI in qua, il gruppo dirigente della CISL ha di fatto modificato le caratteristiche “CISLINE”, teorizzando e praticando la partecipazione passiva degli iscritti e dei dirigenti intermedi.
SOSTITUIRE LA PARTECIPAZIONE E LA RESPONSABILITÀ’ DEI SINGOLI CON L’OBBLIGO OSSESSIVO DI FEDELTA E DI CONSENSO AL GRUPPO DIRIGENTE È  DIVENTATO L’UNICO VALORE (NEGATIVO) PRATICATO CON COMMISSARIAMENTI ED ESPULSIONI.

SI È  DI FATTO IMPOSTA UN’ORGANIZZAZIONE FATTA DI SORDO-MUTI.

Come Di Maio  e  Salvini, ignorano e stravolgono le regole democratiche della Costituzione, il primo dicendo “adesso lo Stato siamo noi” e il secondo sostenendo che la Magistratura non può inquisirlo perché “lui ha il consenso del popolo”, così la segreteria confederale  sostiene che “chi critica i dirigenti, critica la Cisl” e bisogna quindi zittirli.

Il risultato di QUESTA IMPOSTAZIONE è  che in Cisl siamo  diventati TUTTI SORDOMUTI.
Chi con la forza (espulsi o emarginati, ricordiamo solo il primo, SCANDOLA) e  chi per auto esclusione.

Il VANGELO ci ricorda il miracolo compiuto da Gesù nel guarire il sordomuto.

In alcuni casi dobbiamo davvero sperare  in un miracolo della scienza o della fede per guarire da questa malattia virale che ha colpito la Cisl.

Ma nella maggioranza dei casi il miracolo lo può davvero fare la pratica dei valori che abbiamo vissuto in Cisl.

DIPENDE SOLO DA CIASCUNO DI NOI PRENDERE LA PAROLA ED ESERCITARE UN NOSTRO SACROSANTO DIRITTO.

NON ABBIAMO CERTO L’OBIETTIVO DI DECIDERE PER ALTRI, SOLO QUELLO DI DIRE LE NOSTRE OPINIONI E APRIRCI AL CONFRONTO CON CHIUNQUE ABBIA VOGLIA DI CONFRONTARSI, A PARTIRE DAL GRUPPO DIRIGENTE.

DICIAMO A NOI STESSI, E A TUTTI QUELLI CHE AMANO LA  CISL DEI VALORI POSITIVI:

“EFFATA”  (“apriti”)

A chi ha partecipato al seminario virtuale, indetto da Savino PEZZOTTA e Gianni ITALIA, a Bologna il 22 settembre scorso, e a chiunque abbia voglia di ascoltare e confrontarsi è disponibile il materiale del seminario virtuale sui siti:
“In ricerca”;
“Il 9 marzo”;
“Sindacalmente”.

p.s. Se qualcuno dirà che siamo ribelli sappia che non la consideriamo un’offesa ma un complimento. Ci richiamiamo infatti al motto dei partigiani cattolici..”ribelli per amore”.

di Franco ALOIA

già Segretario Generale FIM-CISL di Torino e Nazionale

già Segretario Generale CISL del Canavese

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canavese, incontro, libro

Dal Tuchinaggio alla Casa della Pace

Auditorium Liceo “Carlo Botta” di Ivrea

9 ottobre 2018 – ore 17:30

Nasce a Ivrea la “Casa della Pace”

Alessandro BARBERO  “IL TUCHINAGGIO IN CANAVESE”

“TRE SAGGI SUL TUCHINAGGIO IN CANAVESE” di Alessandro BARBERO

Presentazione del volume pubblicato a cura del Rotary Club di Ivrea

UNA RICERCA SUL TUCHINAGGIO

Presentazione degli studenti del Liceo “Carlo Botta”

LA CITTADINANZA E’ INVITATA

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canavese, politica

Ivrea: valutazioni sulle votazioni Comunali

A Ivrea è successo ciò che tutti noi, in fondo, pensavamo non potesse accadere mai.
E invece la realtà supera sempre la fantasia.
La parola più inflazionata in questa campagna è stata “cambiamento”. E il cambiamento è inarrestabile, è nelle cose, si sviluppa gradualmente e spesso si palesa in eventi solo apparentemente inattesi.
La sconfitta del centro-sinistra di Ivrea è stata uno di questi.
Se possibile ancor più dura di quella recente del 4 di marzo perché, in questo caso, si tratta di un’amministrazione locale. Tra quelle che, mai prima d’ora, avevano assecondato così evidentemente le dinamiche nazionali.
Maurizio Perinetti è stato un ottimo candidato. Ha saputo ascoltare, includere, unire, mediare. Ha spiegato perché non ha voluto fare l’apparentamento con Comotto e, con grande lucidità, ha ammesso che, forse, se l’avesse fatto, avrebbe vinto.
Il PD ha fatto più del previsto: un buon 27%  che sarebbe stato il 30% con i voti evidentemente – e inutilmente – distratti sulla lista “Ivrea + bella”.
Purtroppo abbiamo incontrato un vento contrario fortissimo.
Questa condizione, tuttavia, non può e non deve essere assunta a giustificazione.
Una sana autocritica è doverosa nei confronti dei nostri elettori.
E lo è ancor più pensando a quel 18% che ha scelto le liste di Comotto e che, insieme a noi, ci avrebbe probabilmente consentito di vincere al primo turno. E invece, seppur molti di loro condividano valori e principi del centro-sinistra, quel 18% ha scelto un progetto diverso.
Perché? Cosa è successo in questi anni?
Troppo autoreferenziali, troppo chiusi, troppo esclusivi.
C’è stato un problema di sintonia con i cittadini, con le loro aspettative, con i loro “banali” problemi quotidiani. Avremmo dovuto ascoltare di più e con più attenzione, anche quelli che non la pensano come noi.
Non ci siamo resi conto di una città che stava cambiando e che oggi scopriamo diversa da come l’avevamo conosciuta o pensavamo di conoscerla.
Queste contraddizioni hanno dato luogo a conflitti enfatizzati e “socializzati” in tempo reale; hanno generato la percezione di un gruppo dirigente concentrato su stesso.
Il cambiamento avveniva, giorno dopo giorno, senza che noi ce ne accorgessimo.
È successo a Ivrea come in altri contesti  in cui il PD è stato al governo, a cominciare da quello nazionale.
Ora dobbiamo mantenere la lucidità necessaria per ricostruire una proposta politica seria che, riaffermando i nostri valori di fondo, sia concreta e rivolta alla città, alle sue attese, ai suoi problemi quotidiani ed alle sue legittime aspirazioni.
Una proposta aperta, inclusiva, ampia,  civica e soprattutto libera da quelle rendite di posizione che diventano fisiologiche quando si sta al potere per tanto tempo.
Una proposta ad un’Ivrea cambiata dove tuttavia, numeri alla mano, i cittadini che hanno cuore e testa da questa parte sono ancora, nonostante tutto,  la maggioranza.

articolo di Alberto AVETTA  Presidente ANCI Piemonte, Consigliere Città Metropolitana

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politica, sociale

Ivrea elezioni Comunali 2018

Domani Ivrea deciderà chi avrà l’onore di guidarla per i prossimi 5 anni.
La bufera che ha soffiato sulla politica nazionale, travolgendo gli schemi tradizionali di contrapposizione tra centro-destra e centro-sinistra, rende molto incerto l’esito del voto in città.
Qualche sera fa ho assistito al confronto tra i candidati.
Ho ascoltato persone diverse, con idee diverse e programmi in parte sovrapponibili.
Da “addetto” ai lavori ho trovato lampante la differenza tra chi conosce la macchina e chi, al contrario, si sente un po’ spaesato in un mondo – quello della pubblica amministrazione locale – che tende a conservare prassi, modalità e soprattutto tempi spesso incomprensibili ai più.
Ho ascoltato idee interessanti, qualche proposta innovativa e molti slogan da campagna elettorale “4.0” evidentemente irrealizzabili oltreché estranei alla competenza di un’amministrazione comunale.
Ho ascoltato, ripetuto più volte da tutti i candidati, un termine ultimamente assai inflazionato: cambiamento.
Tra le tante definizioni del termine preferisco quella di “trasformazione”.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E’ una legge fisica, il postulato di Lavoisier. Un po’ come il panta rhei di Eraclito: tutto scorre. Il cambiamento è nelle cose – tutto si muove, nulla sta fermo – ma nulla si distrugge.
Ecco, mi soffermerei sul “nulla si distrugge”.
Chi ha, o si propone di assumere responsabilità politiche, ha il dovere di vigilare affinché il cambiamento non “distrugga”.
La domanda di cambiamento deve essere governata, indirizzata verso obiettivi comuni e condivisi e le contraddizioni che porta con sé debbono essere trasformate in energia positiva.
Penso che, mai come oggi, debbano essere cercate e premiate la conoscenza e la competenza: non c’è nulla di più potenzialmente dannoso dell’improvvisazione.
Il nostro futuro va affidato a chi si dimostra scrupoloso e capace di mediare opposte ragioni e proposte; a chi offre una visione chiara e definita degli obiettivi; a chi dimostra in quale direzione intende condurre la propria comunità, verso quale orizzonte strategico.
Il piccolo cabotaggio non è sufficiente: Ivrea ha una storia. E’ storia di impresa e di sindacato illuminata. E’ storia di politici, di imprenditori, di persone che hanno “cambiato” senza distruggere. Donne e uomini che hanno saputo guardare oltre le urgenze quotidiane anticipando il cambiamento e i suoi effetti. Lo hanno saputo governare, orientare.
E lo hanno fatto mettendo a fattor comune competenza, conoscenza ed esperienza.
Nessuno dei protagonisti di questa storia, che oggi sono punti di riferimento strattonati e abusati dalle forze politiche più disparate, era un improvvisato. Tutti avevano sviluppato un percorso, tutti hanno trasformato senza distruggere.
Per queste ragioni penso che Ivrea, per ciò che rappresenta in Canavese e per il suo ruolo evocativo, abbia bisogno di cambiare e, al tempo stesso, di scongiurare l’improvvisazione, la banalizzazione, la superficialità, l’asservimento alla logica del twitt, l’incapacità di rispondere in modo articolato a problemi complessi.
Il confronto tra i candidati ha evidenziato in modo netto chi, tra di loro, ha le idee chiare sulla direzione di marcia, sugli obiettivi strategici e sugli strumenti necessari per raggiungerli.
La conoscenza della macchina amministrativa e la dichiarata disponibilità ad innovare partendo da basi solide sono il modo migliore per interpretare e realizzare quella “trasformazione” cui tutti aspiriamo.
Buona fortuna ad Ivrea e a tutti noi

articolo di Alberto AVETTA  Presidente ANCI Piemonte, Consigliere Città Metropolitana

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politica

Io stò decisamente dalla parte di Mattarella!!

Per una ragione di METODO e per una ragione di MERITO.

Sul Metodo, la Costituzione è  chiara nel definire la responsabilità del PRESIDENTE nel nominare i ministri.
Esercitare questa sua prerogativa è  un suo diritto/dovere. La Costituzione si può modificare, ma non si può ignorare.
Solo pochi mesi fa, M5s e Lega si sono schierati per lasciare inalterata la Costituzione. Perché adesso pretendono di ignorarla??

Sul Merito, perché Savona in quel ministero avrebbe dovuto collocare quotidianamente sul mercato quote del nostro debito pubblico. Con quale credibilità avrebbe potuto rivolgersi agli eventuali acquirenti mentre li prende a ceffoni?
Lo stesso Savona è  cosciente di questa  contraddizione e ha indicato come soluzione la preparazione di un piano B, per un eventuale uscita dall’ Euro.
Come professore è molto valido. Come Ministro dell’Economia impresentabile ad interlocutori internazionali e mercati.

Queste due DESTRE, M5s e Lega, sono davvero un pericolo per le nostre istituzioni democratiche. Insieme a fratelli d’Italia.

È  necessario quindi avere chiara la posta in gioco con questa deriva sovranista che gira in molti Paesi europei e rischia di aumentare a dismisura la conflittualità tra i Paesi europei.

Stò quindi con Mattarella e la sua scelta di promuovere un governo politico, come quello tra M5s e Lega, alla sola e imprescindibile condizione di rispettare la Costituzione.

 

di Franco ALOIA

già Segretario Generale FIM-CISL di Torino e Nazionale

già Segretario Generale CISL del Canavese

 

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libro, sociale

De Andrade poesia sul tempo prezioso

IL TEMPO PREZIOSO DELLE PERSONE MATURE

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto, che ho meno tempo da vivere
da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.

Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle
e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che
ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.

Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti,
norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde
che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.

Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti.

Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare
quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.

Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera
la lotta per un incarico maestoso.

Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…

Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana.
E che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere
con sottili tocchi nell’anima.

Sì… ho fretta…di vivere con l’intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato fin’ora.

Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari
e con la mia coscienza.

Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”

MARIO DE ANDRADE – Poeta, romanziere, saggista e musicologo brasiliano

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sociale

Casa della Pace

“” UNA “CASA DELLA PACE “  A IVREA PER UNA FUNZIONE  EDUCATIVA SU QUESTO TEMA

In via Siccardi a Ivrea, di fronte all’antico convento di San Francesco d’Assisi in  cui sono attualmente ospitati gli uffici della Polizia di Stato, si trova l’edificio  conosciuto dai cultori della storia locale come “Casa Stria”, dal nome di una importante  famiglia  medievale di commercianti eporediesi.

Chi non ne conosce il nome la può riconoscere dalle decorazioni in cotto, purtroppo molto deteriorate, che ne decorano la facciata.

I cultori della tecnologia olivettiana la conoscono come sede, insieme ad attività educative per l’infanzia, di Tecnologicamente, istituzione nata per far conoscere, in particolare agli studenti, la storia dell’evoluzione di questa tecnologia. Questa istituzione sta cambiando sede, lasciando così liberi molti spazi .

Dall’ente proprietario dell’edificio, l’Opera Pia Moreno, è nata allora l’idea di utilizzare questi spazi per stabilirvi una nuova istituzione, la “Casa della pace “ , punto di riferimento per la diffusione,  in particolare nel mondo studentesco a tutti i livelli, dell’educazione a questa tematica, così importante  ma oggi così trascurata, a livello degli stati ma anche tra le persone.

L’edificio di “Casa Stria” è la sede più adatta, ad Ivrea,  per sviluppare e diffondere  il tema della pace. Negli ambienti che oggi vedono i giochi dei piccoli ospiti e la mostra delle geniali invenzioni della Olivetti, fu infatti firmata, il 2 maggio 1391, la pace che concluse il lungo conflitto  del “tuchinaggio” tra le comunità del Canavese  dei ribelli “tuchini” ed i nobili locali.

Da questo fatto storico molto importante per le sue ripercussioni  a favore della dinastia dei Savoia, ma poco conosciuto oggi a livello locale, nasce appunto l’idea della costituzione della “Casa della pace”.

L’Opera Pia Moreno ha iniziato ad aggregare  intorno alla sua idea una serie di istituzioni locali e di persone con lo scopo di costituire una  Associazione che possa  sviluppare efficacemente sia le iniziative  sul versante della conoscenza della storia del “tuchinaggio” e di un  programma di “pedagogia della pace “ e possa essere lo strumento operativo per la raccolta dei fondi necessari  per la gestione delle attività.

La prima di queste, che partirà con il nuovo anno scolastico, è il compito, affidato ad un gruppo di studenti del Liceo Botta, coordinati da alcuni insegnanti, di effettuare una ricerca approfondita sia sul tema del “tuchinaggio”  che sulla evoluzione architettonica nel tempo della struttura di “Casa Stria”

Per la ricerca sul “tuchinaggio” gli studenti avranno come base gli scritti  del professor Alessandro Barbero, massimo esperto italiano sul tema, da lui concessi per l’utilizzo.

Sono anche iniziati contatti con esperti ceramisti di Castellamonte per valutare le possibilità di restauro delle decorazioni  in cotto della facciata dell’edificio. L’importanza di queste decorazioni, che riproducono ornamenti tipici del periodo medioevale (archi trilobati, fogliame e fune intrecciati) fu riconosciuta  da d’Andrade che le riprodusse nel 1884  nella “casa di Arduino” nel Borgo medievale del Valentino a Torino. Anche per  questo motivo l’edificio, dal 1910, è riconosciuto “bene vincolato e tutelato”.

Per sviluppare adeguatamente il tema della pace   è stato ritenuto necessario, da parte dei promotori dell’iniziativa, confrontarsi anche con quelle istituzioni a livello nazionale che operano da molto tempo su questo tema. In particolare sono stai avviati contatti con l’Associazione Libera di don Ciotti, molto spesso presente anche ad Ivrea con le sue attività e con  la Comunità di Sant’Egidio.

Alcuni temi che si intendono sviluppare con queste istituzioni sono quelli relativi ai percorsi necessari per arrivare dal conflitto alla convivenza, dalla “legge del più forte” alla norma legislativa e   quello della solidarietà nel processo educativo.

La ricerca su  un aspetto specifico, e particolare,  sarà quella relativa al ruolo “femminile” all’interno della tematica della pace. Questo, in relazione al ruolo svolto da Bona di Borbone, madre del Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia, nella soluzione del conflitto del “tuchinaggio” “”

Articolo di Ampollini

 

 

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canavese

Ci presentiamo

Perché vogliamo darci un blog con un riferimento territoriale al Canavese?

Perchè è diffuso in tante comunità, anche la nostra, un sentimento di smarrimento, di incertezza, anche di paura. I problemi ci appaiono numerosi e ingovernabili. La loro dimensione e la nostra impotenza ci spingono a ridurre la nostra zona di intervento e a chiuderci in un fortino.
Eppure l’origine di tutti i nostri problemi sta in alcuni elementi che riguardano tutto il pianeta e che racchiudiamo in un unico termine: la globalizzazione.
Sinteticamente possiamo dire che gli Stati hanno assetti istituzionali differenti mentre le relazioni commerciali seguono l’unica filosofia del libero mercato. Le nuove tecnologie informatiche ed elettroniche permettono il predominio della finanza sull’economia reale e sono cambiati quindi i termini della competizione internazionale.
I flussi finanziari si muovono verso Paesi e Continenti precedentemente ignorati e nuove grandi potenze economiche contendono ai Paesi di vecchia industrializzazione il primato della produzione, degli investimenti, del commercio, della ricerca e dell’innovazione e inevitabilmente dell’occupazione. In Occidente declinano l’occupazione industriale e il ceto borghese mentre entrambi crescono, anche impetuosamente, in altre aree del mondo. continua a leggere

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