sociale

Casa della Pace

“” UNA “CASA DELLA PACE “  A IVREA PER UNA FUNZIONE  EDUCATIVA SU QUESTO TEMA

In via Siccardi a Ivrea, di fronte all’antico convento di San Francesco d’Assisi in  cui sono attualmente ospitati gli uffici della Polizia di Stato, si trova l’edificio  conosciuto dai cultori della storia locale come “Casa Stria”, dal nome di una importante  famiglia  medievale di commercianti eporediesi.

Chi non ne conosce il nome la può riconoscere dalle decorazioni in cotto, purtroppo molto deteriorate, che ne decorano la facciata.

I cultori della tecnologia olivettiana la conoscono come sede, insieme ad attività educative per l’infanzia, di Tecnologicamente, istituzione nata per far conoscere, in particolare agli studenti, la storia dell’evoluzione di questa tecnologia. Questa istituzione sta cambiando sede, lasciando così liberi molti spazi .

Dall’ente proprietario dell’edificio, l’Opera Pia Moreno, è nata allora l’idea di utilizzare questi spazi per stabilirvi una nuova istituzione, la “Casa della pace “ , punto di riferimento per la diffusione,  in particolare nel mondo studentesco a tutti i livelli, dell’educazione a questa tematica, così importante  ma oggi così trascurata, a livello degli stati ma anche tra le persone.

L’edificio di “Casa Stria” è la sede più adatta, ad Ivrea,  per sviluppare e diffondere  il tema della pace. Negli ambienti che oggi vedono i giochi dei piccoli ospiti e la mostra delle geniali invenzioni della Olivetti, fu infatti firmata, il 2 maggio 1391, la pace che concluse il lungo conflitto  del “tuchinaggio” tra le comunità del Canavese  dei ribelli “tuchini” ed i nobili locali.

Da questo fatto storico molto importante per le sue ripercussioni  a favore della dinastia dei Savoia, ma poco conosciuto oggi a livello locale, nasce appunto l’idea della costituzione della “Casa della pace”.

L’Opera Pia Moreno ha iniziato ad aggregare  intorno alla sua idea una serie di istituzioni locali e di persone con lo scopo di costituire una  Associazione che possa  sviluppare efficacemente sia le iniziative  sul versante della conoscenza della storia del “tuchinaggio” e di un  programma di “pedagogia della pace “ e possa essere lo strumento operativo per la raccolta dei fondi necessari  per la gestione delle attività.

La prima di queste, che partirà con il nuovo anno scolastico, è il compito, affidato ad un gruppo di studenti del Liceo Botta, coordinati da alcuni insegnanti, di effettuare una ricerca approfondita sia sul tema del “tuchinaggio”  che sulla evoluzione architettonica nel tempo della struttura di “Casa Stria”

Per la ricerca sul “tuchinaggio” gli studenti avranno come base gli scritti  del professor Alessandro Barbero, massimo esperto italiano sul tema, da lui concessi per l’utilizzo.

Sono anche iniziati contatti con esperti ceramisti di Castellamonte per valutare le possibilità di restauro delle decorazioni  in cotto della facciata dell’edificio. L’importanza di queste decorazioni, che riproducono ornamenti tipici del periodo medioevale (archi trilobati, fogliame e fune intrecciati) fu riconosciuta  da d’Andrade che le riprodusse nel 1884  nella “casa di Arduino” nel Borgo medievale del Valentino a Torino. Anche per  questo motivo l’edificio, dal 1910, è riconosciuto “bene vincolato e tutelato”.

Per sviluppare adeguatamente il tema della pace   è stato ritenuto necessario, da parte dei promotori dell’iniziativa, confrontarsi anche con quelle istituzioni a livello nazionale che operano da molto tempo su questo tema. In particolare sono stai avviati contatti con l’Associazione Libera di don Ciotti, molto spesso presente anche ad Ivrea con le sue attività e con  la Comunità di Sant’Egidio.

Alcuni temi che si intendono sviluppare con queste istituzioni sono quelli relativi ai percorsi necessari per arrivare dal conflitto alla convivenza, dalla “legge del più forte” alla norma legislativa e   quello della solidarietà nel processo educativo.

La ricerca su  un aspetto specifico, e particolare,  sarà quella relativa al ruolo “femminile” all’interno della tematica della pace. Questo, in relazione al ruolo svolto da Bona di Borbone, madre del Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia, nella soluzione del conflitto del “tuchinaggio” “”

Articolo di Ampollini

 

 

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