canavese, politica

Ivrea: valutazioni sulle votazioni Comunali

A Ivrea è successo ciò che tutti noi, in fondo, pensavamo non potesse accadere mai.
E invece la realtà supera sempre la fantasia.
La parola più inflazionata in questa campagna è stata “cambiamento”. E il cambiamento è inarrestabile, è nelle cose, si sviluppa gradualmente e spesso si palesa in eventi solo apparentemente inattesi.
La sconfitta del centro-sinistra di Ivrea è stata uno di questi.
Se possibile ancor più dura di quella recente del 4 di marzo perché, in questo caso, si tratta di un’amministrazione locale. Tra quelle che, mai prima d’ora, avevano assecondato così evidentemente le dinamiche nazionali.
Maurizio Perinetti è stato un ottimo candidato. Ha saputo ascoltare, includere, unire, mediare. Ha spiegato perché non ha voluto fare l’apparentamento con Comotto e, con grande lucidità, ha ammesso che, forse, se l’avesse fatto, avrebbe vinto.
Il PD ha fatto più del previsto: un buon 27%  che sarebbe stato il 30% con i voti evidentemente – e inutilmente – distratti sulla lista “Ivrea + bella”.
Purtroppo abbiamo incontrato un vento contrario fortissimo.
Questa condizione, tuttavia, non può e non deve essere assunta a giustificazione.
Una sana autocritica è doverosa nei confronti dei nostri elettori.
E lo è ancor più pensando a quel 18% che ha scelto le liste di Comotto e che, insieme a noi, ci avrebbe probabilmente consentito di vincere al primo turno. E invece, seppur molti di loro condividano valori e principi del centro-sinistra, quel 18% ha scelto un progetto diverso.
Perché? Cosa è successo in questi anni?
Troppo autoreferenziali, troppo chiusi, troppo esclusivi.
C’è stato un problema di sintonia con i cittadini, con le loro aspettative, con i loro “banali” problemi quotidiani. Avremmo dovuto ascoltare di più e con più attenzione, anche quelli che non la pensano come noi.
Non ci siamo resi conto di una città che stava cambiando e che oggi scopriamo diversa da come l’avevamo conosciuta o pensavamo di conoscerla.
Queste contraddizioni hanno dato luogo a conflitti enfatizzati e “socializzati” in tempo reale; hanno generato la percezione di un gruppo dirigente concentrato su stesso.
Il cambiamento avveniva, giorno dopo giorno, senza che noi ce ne accorgessimo.
È successo a Ivrea come in altri contesti  in cui il PD è stato al governo, a cominciare da quello nazionale.
Ora dobbiamo mantenere la lucidità necessaria per ricostruire una proposta politica seria che, riaffermando i nostri valori di fondo, sia concreta e rivolta alla città, alle sue attese, ai suoi problemi quotidiani ed alle sue legittime aspirazioni.
Una proposta aperta, inclusiva, ampia,  civica e soprattutto libera da quelle rendite di posizione che diventano fisiologiche quando si sta al potere per tanto tempo.
Una proposta ad un’Ivrea cambiata dove tuttavia, numeri alla mano, i cittadini che hanno cuore e testa da questa parte sono ancora, nonostante tutto,  la maggioranza.

articolo di Alberto AVETTA  Presidente ANCI Piemonte, Consigliere Città Metropolitana

Please follow and like us:
politica, sociale

Ivrea elezioni Comunali 2018

Domani Ivrea deciderà chi avrà l’onore di guidarla per i prossimi 5 anni.
La bufera che ha soffiato sulla politica nazionale, travolgendo gli schemi tradizionali di contrapposizione tra centro-destra e centro-sinistra, rende molto incerto l’esito del voto in città.
Qualche sera fa ho assistito al confronto tra i candidati.
Ho ascoltato persone diverse, con idee diverse e programmi in parte sovrapponibili.
Da “addetto” ai lavori ho trovato lampante la differenza tra chi conosce la macchina e chi, al contrario, si sente un po’ spaesato in un mondo – quello della pubblica amministrazione locale – che tende a conservare prassi, modalità e soprattutto tempi spesso incomprensibili ai più.
Ho ascoltato idee interessanti, qualche proposta innovativa e molti slogan da campagna elettorale “4.0” evidentemente irrealizzabili oltreché estranei alla competenza di un’amministrazione comunale.
Ho ascoltato, ripetuto più volte da tutti i candidati, un termine ultimamente assai inflazionato: cambiamento.
Tra le tante definizioni del termine preferisco quella di “trasformazione”.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E’ una legge fisica, il postulato di Lavoisier. Un po’ come il panta rhei di Eraclito: tutto scorre. Il cambiamento è nelle cose – tutto si muove, nulla sta fermo – ma nulla si distrugge.
Ecco, mi soffermerei sul “nulla si distrugge”.
Chi ha, o si propone di assumere responsabilità politiche, ha il dovere di vigilare affinché il cambiamento non “distrugga”.
La domanda di cambiamento deve essere governata, indirizzata verso obiettivi comuni e condivisi e le contraddizioni che porta con sé debbono essere trasformate in energia positiva.
Penso che, mai come oggi, debbano essere cercate e premiate la conoscenza e la competenza: non c’è nulla di più potenzialmente dannoso dell’improvvisazione.
Il nostro futuro va affidato a chi si dimostra scrupoloso e capace di mediare opposte ragioni e proposte; a chi offre una visione chiara e definita degli obiettivi; a chi dimostra in quale direzione intende condurre la propria comunità, verso quale orizzonte strategico.
Il piccolo cabotaggio non è sufficiente: Ivrea ha una storia. E’ storia di impresa e di sindacato illuminata. E’ storia di politici, di imprenditori, di persone che hanno “cambiato” senza distruggere. Donne e uomini che hanno saputo guardare oltre le urgenze quotidiane anticipando il cambiamento e i suoi effetti. Lo hanno saputo governare, orientare.
E lo hanno fatto mettendo a fattor comune competenza, conoscenza ed esperienza.
Nessuno dei protagonisti di questa storia, che oggi sono punti di riferimento strattonati e abusati dalle forze politiche più disparate, era un improvvisato. Tutti avevano sviluppato un percorso, tutti hanno trasformato senza distruggere.
Per queste ragioni penso che Ivrea, per ciò che rappresenta in Canavese e per il suo ruolo evocativo, abbia bisogno di cambiare e, al tempo stesso, di scongiurare l’improvvisazione, la banalizzazione, la superficialità, l’asservimento alla logica del twitt, l’incapacità di rispondere in modo articolato a problemi complessi.
Il confronto tra i candidati ha evidenziato in modo netto chi, tra di loro, ha le idee chiare sulla direzione di marcia, sugli obiettivi strategici e sugli strumenti necessari per raggiungerli.
La conoscenza della macchina amministrativa e la dichiarata disponibilità ad innovare partendo da basi solide sono il modo migliore per interpretare e realizzare quella “trasformazione” cui tutti aspiriamo.
Buona fortuna ad Ivrea e a tutti noi

articolo di Alberto AVETTA  Presidente ANCI Piemonte, Consigliere Città Metropolitana

Please follow and like us:
politica

Io stò decisamente dalla parte di Mattarella!!

Per una ragione di METODO e per una ragione di MERITO.

Sul Metodo, la Costituzione è  chiara nel definire la responsabilità del PRESIDENTE nel nominare i ministri.
Esercitare questa sua prerogativa è  un suo diritto/dovere. La Costituzione si può modificare, ma non si può ignorare.
Solo pochi mesi fa, M5s e Lega si sono schierati per lasciare inalterata la Costituzione. Perché adesso pretendono di ignorarla??

Sul Merito, perché Savona in quel ministero avrebbe dovuto collocare quotidianamente sul mercato quote del nostro debito pubblico. Con quale credibilità avrebbe potuto rivolgersi agli eventuali acquirenti mentre li prende a ceffoni?
Lo stesso Savona è  cosciente di questa  contraddizione e ha indicato come soluzione la preparazione di un piano B, per un eventuale uscita dall’ Euro.
Come professore è molto valido. Come Ministro dell’Economia impresentabile ad interlocutori internazionali e mercati.

Queste due DESTRE, M5s e Lega, sono davvero un pericolo per le nostre istituzioni democratiche. Insieme a fratelli d’Italia.

È  necessario quindi avere chiara la posta in gioco con questa deriva sovranista che gira in molti Paesi europei e rischia di aumentare a dismisura la conflittualità tra i Paesi europei.

Stò quindi con Mattarella e la sua scelta di promuovere un governo politico, come quello tra M5s e Lega, alla sola e imprescindibile condizione di rispettare la Costituzione.

 

di Franco ALOIA

già Segretario Generale FIM-CISL di Torino e Nazionale

già Segretario Generale CISL del Canavese

 

Please follow and like us: